Piazza del Popolo è l'ingresso monumentale di Roma da nord: un ovale immenso con al centro il più antico obelisco egizio della città, due chiese apparentemente identiche che fanno da quinte e tre strade che si aprono a ventaglio verso il cuore del centro storico. Nella basilica di Santa Maria del Popolo, a pochi passi dalla porta, la Cappella Cerasi conserva due Caravaggio — la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro — visibili gratuitamente. Dal lato orientale della piazza le rampe del Valadier salgono in dieci minuti al Pincio, e in quindici-venti alla Galleria Borghese.
Dove si trova e come arrivare
Piazza del Popolo è all'estremità settentrionale del centro storico, ai piedi della collina del Pincio, che è il lembo occidentale del parco di Villa Borghese. È il punto in cui la via Flaminia entrava in città attraverso le Mura Aureliane, e per questo è rimasta per secoli la porta d'ingresso di Roma per chi arrivava dal nord.
- Metropolitana: fermata Flaminio (linea A), a circa tre minuti a piedi.
- Tram e autobus: il tram 2 e numerose linee di bus servono Piazzale Flaminio, appena fuori dalla porta.
- A piedi: da Piazza di Spagna lungo Via del Babuino, circa dieci minuti; dal Pantheon o da Piazza Navona risalendo Via del Corso, venti-venticinque minuti.
La piazza è pianeggiante, pedonale e completamente accessibile: le difficoltà cominciano solo se si decide di salire al Pincio, come spiegato più avanti.
Altre esperienze a Roma da non perdere
Chi si ferma a Piazza del Popolo è già dentro il quadrante più denso di Roma: da qui si raggiungono a piedi Piazza di Spagna e la scalinata di Trinità dei Monti, l'Ara Pacis lungo Via di Ripetta e, in una ventina di minuti lungo Via del Corso, il Pantheon e Piazza Navona. Salendo invece le rampe del Pincio si entra nei giardini di Villa Borghese e si arriva alla Galleria Borghese. Molti visitatori abbinano la basilica a un itinerario su Caravaggio a Roma, o a una visita guidata su Bernini e il Barocco romano.
La piazza: cosa vedere
Perché si chiama "del Popolo"
Non c'è una risposta unica, e le fonti autorevoli si limitano a registrare le ipotesi. Le tre più accreditate: dal latino populus, cioè pioppo, per il boschetto che secondo la tradizione cresceva qui; dal popolo romano che finanziò la costruzione della chiesa; oppure dal popolo inteso come comunità che qui si radunava per feste e cerimonie. Nessuna prevale sulle altre.
La Porta del Popolo
È l'antica Porta Flaminia delle Mura Aureliane, all'imbocco della via Flaminia. Ha due facce, realizzate a quasi un secolo di distanza e da due grandi nomi.
La facciata esterna, quella che accoglieva chi arrivava, fu realizzata tra il 1562 e il 1565 da Nanni di Baccio Bigio per Pio IV, ispirandosi all'Arco di Tito e riutilizzando quattro colonne provenienti dall'antica basilica di San Pietro. Si dice spesso che il disegno fosse di Michelangelo, ormai anziano: la questione è dibattuta e le fonti divergono su quanto l'idea sia sua e quanto dell'esecutore. Le statue di san Pietro e san Paolo furono aggiunte nel 1638.
La facciata interna è invece di Gian Lorenzo Bernini, realizzata nel 1655 per l'ingresso solenne a Roma della regina Cristina di Svezia, che aveva abdicato al trono e si era convertita al cattolicesimo. Sopra il fornice si legge ancora l'iscrizione voluta per l'occasione: Felici faustoque ingressui — "per un ingresso felice e fausto".
L'obelisco Flaminio
È il più antico obelisco egizio di Roma e il primo a esservi portato. Fu inciso per il faraone Seti I e completato dal figlio Ramesse II nel XIII secolo a.C., a Eliopoli, dove era dedicato al culto del Sole.
Augusto lo fece trasportare a Roma dopo la conquista dell'Egitto, intorno al 10 a.C., e lo collocò sulla spina del Circo Massimo. Crollato e spezzato nei secoli, fu ritrovato e rieretto qui nel 1589 da Domenico Fontana per volere di Sisto V. Misura circa venticinque metri, che diventano oltre trentasei contando basamento e croce. I quattro leoni in stile egizio che lo circondano, con le vasche a gradoni, furono aggiunti da Valadier nel 1823.
Le chiese gemelle
Santa Maria in Montesanto e Santa Maria dei Miracoli fanno da quinte scenografiche all'imbocco delle tre strade. Furono volute da Alessandro VII e costruite dal 1662 su progetto di Carlo Rainaldi, con il contributo di Bernini e il completamento di Carlo Fontana.
Sembrano identiche, ma non lo sono: i due lotti avevano larghezze diverse, e per ottenere l'effetto di simmetria perfetta gli architetti giocarono sulla geometria delle cupole. Da lontano l'occhio non se ne accorge.
| Chiesa | Posizione | Pianta | Cupola |
|---|---|---|---|
| Santa Maria in Montesanto | A sinistra guardando verso il Corso | Ellittica | Dodecagonale |
| Santa Maria dei Miracoli | A destra | Circolare | Ottagonale |
Santa Maria in Montesanto è nota come la "chiesa degli artisti": dal 1953 vi si celebra la Messa degli Artisti, tradizione tuttora viva, ed è qui che si tengono i funerali di molti protagonisti del cinema, del teatro e dello spettacolo italiani.
L'ovale del Valadier
L'aspetto attuale della piazza si deve a Giuseppe Valadier, che tra il 1811 e gli anni Venti dell'Ottocento la trasformò da spazio trapezoidale in un grande ovale neoclassico, chiuso da due emicicli.
Nei due emicicli si fronteggiano la Fontana della Dea Roma, sul lato del Pincio, con le personificazioni del Tevere e dell'Aniene e la lupa capitolina, e la Fontana del Nettuno sul lato opposto, con i tritoni. Le sculture sono di Giovanni Ceccarini su disegno di Valadier. Agli estremi, sfingi e statue delle Quattro Stagioni. È sempre Valadier ad aver progettato le rampe che salgono al Pincio, trasformando la collina in un fondale architettonico.
Il Tridente
Dalla piazza si aprono a ventaglio tre strade — Via del Corso al centro, Via del Babuino verso Piazza di Spagna, Via di Ripetta verso il Tevere — che convergono visivamente sull'obelisco. È il cosiddetto Tridente, uno degli impianti urbanistici più imitati d'Europa.
Una piazza con un passato cupo
Fino al 1826 Piazza del Popolo fu luogo di esecuzioni pubbliche, che richiamavano folle enormi. Charles Dickens ne descrisse una nelle sue Pictures from Italy. Durante il Carnevale, invece, qui partivano le celebri corse dei cavalli lungo il Corso. Oggi ospita concerti, manifestazioni e artisti di strada.
Santa Maria del Popolo: la chiesa più sottovalutata di Roma
Dall'esterno è sobria, quasi anonima rispetto alla scenografia della piazza. Dentro è uno dei luoghi d'arte più densi della città: Caravaggio, Raffaello, Bernini, Bramante, Pinturicchio, Sansovino, Annibale Carracci. Tutto gratis.
La leggenda di Nerone
Secondo la tradizione la chiesa sorge sul mausoleo dei Domizi Enobarbi, dove — riferisce Svetonio — sarebbe stato sepolto Nerone. Il luogo era ritenuto infestato: un albero abitato da demoni in forma di corvi terrorizzava i viandanti.
Nel 1099 papa Pasquale II, dopo tre giorni di digiuno e — dice la leggenda — un'apparizione della Vergine, fece abbattere l'albero, bruciare le ceneri dell'imperatore e disperderle nel Tevere, erigendo sul posto una cappella. La scena è raffigurata in un bassorilievo sopra l'altare maggiore.
Quanto c'è di vero? Che la chiesa sorga sull'area del sepolcro dei Domizi è confermato dalle fonti istituzionali. La storia del fantasma è leggenda, e va raccontata come tale. Una spiegazione parallela e più prosaica lega la fondazione al ringraziamento per la liberazione di Gerusalemme, avvenuta proprio nel 1099, con il finanziamento del popolo romano.
Cinque secoli in un edificio
La chiesa fu ricostruita tra il 1472 e il 1477 sotto Sisto IV della Rovere, in forme rinascimentali attribuite ad Andrea Bregno: è una delle prime chiese rinascimentali di Roma. All'inizio del Cinquecento Bramante prolungò il coro con l'abside a conchiglia. Tra il 1655 e il 1661 Bernini la rielaborò in chiave barocca per Alessandro VII.
La Cappella Cerasi e i due Caravaggio
È la prima cappella a sinistra dell'altare maggiore, e contiene una delle combinazioni più straordinarie della storia dell'arte.
Il committente fu Tiberio Cerasi, tesoriere generale della Camera Apostolica, che acquistò la cappella nel luglio del 1600. Il contratto con Caravaggio è del 24 settembre 1600 e prevedeva due dipinti su tavola di cipresso, da consegnare in otto mesi. Cerasi morì pochi mesi dopo, nel maggio del 1601, e non vide mai l'opera finita.
Le prime versioni non sono quelle che vediamo. Caravaggio dipinse una prima Conversione di Saulo, oggi in collezione privata, e una prima Crocifissione che è andata perduta. Perché furono sostituite? Il biografo Giovanni Baglione — rivale dichiarato del pittore — scrisse che "non piacquero al padrone". La critica moderna propone invece altre spiegazioni: la cappella, ancora in costruzione, risultò più stretta del previsto, oppure Caravaggio, dopo aver visto la pala d'altare del Carracci, volle ripensare le proprie tele in rapporto a quella. Il dibattito è aperto.
Conversione di San Paolo. Saulo è a terra, rovesciato, le braccia spalancate verso una luce che non ha una sorgente visibile. Cristo non compare. Ad occupare i tre quarti della scena è il cavallo, enorme, che solleva uno zoccolo con delicatezza per non calpestare l'uomo caduto, mentre un vecchio palafreniere lo trattiene. È un quadro religioso in cui il protagonista visivo è un animale: all'epoca fu una scelta scandalosa, e resta di una modernità sconcertante.
Crocifissione di San Pietro. Pietro viene issato sulla croce a testa in giù — come, secondo la tradizione, chiese lui stesso per non eguagliare Cristo. Non c'è gloria, non c'è paesaggio, non c'è cielo: solo tre uomini di cui non vediamo il volto che faticano fisicamente, con i piedi sporchi e la schiena piegata, per sollevare un peso. La croce taglia la tela in diagonale, e lo sguardo di Pietro è rivolto verso l'alto, in direzione della pala d'altare.
E in mezzo, il Carracci. Sull'altare, tra i due Caravaggio, c'è l'Assunzione della Vergine di Annibale Carracci — luminosa, equilibrata, classica. È l'unico luogo al mondo dove i due massimi pittori della Roma del 1600 si confrontano fianco a fianco: il naturalismo tenebroso contro il classicismo. Non è un caso, è una scelta deliberata del committente, e fa di questa cappella uno dei capolavori inaugurali del Seicento.
La Cappella Chigi
Progettata da Raffaello attorno al 1513 per il banchiere senese Agostino Chigi, con la cupola a mosaico raffigurante Dio Padre tra il Sole e i pianeti e le piramidi che segnano le tombe di famiglia.
Rimasta incompiuta, fu portata a termine da Bernini per Alessandro VII, tra il 1652 e il 1656, con le statue di Daniele e il leone e Abacuc e l'angelo: collocate in nicchie diagonalmente opposte, formano un'unica scena che attraversa lo spazio della cappella. È la cappella diventata celebre presso il grande pubblico grazie al romanzo Angeli e Demoni.
E ancora
- Gli affreschi di Pinturicchio nella Cappella del Presepio e nella volta dell'abside;
- le tombe scolpite da Andrea Sansovino nel coro, per i cardinali Ascanio Sforza e Girolamo Basso della Rovere, a forma di arco trionfale;
- le vetrate di Guillaume de Marcillat, tra le prime vetrate dipinte realizzate a Roma;
- opere di Sebastiano del Piombo, Carlo Maratta e Alessandro Algardi.
Informazioni pratiche per la visita
- Ingresso gratuito.
- Orari: la basilica osserva la consueta chiusura di mezzogiorno delle chiese romane, con apertura al mattino e nel tardo pomeriggio, e orari ridotti la domenica. Le visite sono sospese durante le funzioni. Conviene verificare gli orari aggiornati sui canali della parrocchia prima di andare.
- Illuminazione: come in molte cappelle romane, la luce della Cappella Cerasi si attiva inserendo una moneta nell'apposito dispositivo. Tieni qualche moneta da un euro a portata di mano: al buio i due Caravaggio si vedono male.
- Abbigliamento: spalle e ginocchia coperte.
- La basilica è stata interamente restaurata tra il 2022 e il 2024 e ha riaperto a dicembre 2024, quindi si presenta oggi in condizioni eccellenti.
Caravaggio a Roma: dove vederlo
I due dipinti della Cappella Cerasi risalgono al 1600-1601 e si collocano subito dopo il ciclo di San Matteo dipinto per la Cappella Contarelli: sono il momento in cui Caravaggio, poco più che trentenne, diventa il pittore più discusso di Roma.
Gratis, nelle chiese:
- Santa Maria del Popolo — Conversione di San Paolo, Crocifissione di San Pietro
- San Luigi dei Francesi — le tre tele della Cappella Contarelli
- Sant'Agostino — Madonna dei Pellegrini
Con biglietto, nei musei:
- Galleria Borghese — la raccolta più importante
- Palazzo Barberini, Galleria Doria Pamphilj, Musei Capitolini, Pinacoteca Vaticana
La Galleria Borghese merita una menzione a parte: conserva sei dipinti di Caravaggio, tra cui il Bacchino malato, il Fanciullo con canestro di frutta, la Madonna dei Palafrenieri, il San Giovanni Battista e il David con la testa di Golia, dove la testa mozzata del gigante è un autoritratto del pittore. Il cardinale Scipione Borghese, che era anche il proprietario della villa, ne possedeva in origine ancora di più. Li raccontiamo uno per uno nella nostra guida ai sei Caravaggio della Galleria Borghese.
Vedere i Caravaggio Borghese con uno storico dell'arte
Dopo la Cappella Cerasi, la Sala VIII della Galleria Borghese è il passo successivo naturale: sei tele che coprono l'intero arco della carriera del maestro, dagli esordi alle ultime opere dipinte in fuga. Una visita guidata in piccolo gruppo aiuta a leggerle nel turno contingentato di due ore, senza perdere tempo a orientarsi.
Visita guidata in piccolo gruppo con ingresso salta-fila
Uno storico dell'arte autorizzato ti guida tra i sei Caravaggio della Sala VIII, i marmi di Bernini e la Paolina di Canova, al ritmo del turno di 2 ore. È il tour meglio valutato del sito: 4,7 su oltre 2.700 recensioni.
Da Piazza del Popolo a Villa Borghese e alla Galleria Borghese
È il collegamento più bello e meno noto della zona: dalla piazza si sale direttamente nel parco.
Le rampe del Valadier partono sul lato orientale della piazza, poco prima della basilica, e salgono con tornanti e scalinate fino alla Terrazza del Pincio. Il dislivello si supera in circa dieci minuti di cammino, con qualche gradino lungo il percorso. In cima si apre la vista su tutta la piazza dall'alto, con la cupola di San Pietro sullo sfondo: al tramonto è uno dei panorami più belli di Roma.
Dalla terrazza si prosegue nei viali di Villa Borghese e si raggiunge la Galleria Borghese in complessivi quindici-venti minuti dalla piazza.
Accessibilità: la piazza è pianeggiante, mentre la salita al Pincio comporta rampe e gradini. Esiste anche un impianto di risalita sul lato del Muro Torto, ma conviene verificarne il funzionamento prima di contarci.
Piazza del Popolo, Villa Borghese e Galleria Borghese sono tre cose diverse e sovrapposte solo in parte: la piazza è pubblica e sempre aperta, il parco di Villa Borghese è gratuito, mentre la Galleria Borghese è un museo statale a biglietto, con prenotazione obbligatoria e turni contingentati di due ore. Arrivare al portone senza prenotazione significa non entrare.
Chi vuole fare la salita e la visita in un'unica soluzione trova nel tour che unisce galleria e giardini il formato più coerente con questo itinerario: si attraversa il parco e si entra al museo nel turno prenotato.
Galleria Borghese e giardini: tour guidato in piccolo gruppo
Due ore e mezza che uniscono i giardini della villa e le venti sale del museo, con guida in piccolo gruppo e ingresso nel turno prenotato. Valutato 4,7 su oltre 2.800 recensioni.
Cosa c'è nei dintorni
- Via del Corso — un chilometro e mezzo di negozi fino a Piazza Venezia.
- Via Margutta — la via degli artisti, con studi, gallerie e cortili con i glicini, a due passi dal Babuino.
- Ara Pacis e Mausoleo di Augusto — verso il Tevere, lungo Via di Ripetta.
- Piazza di Spagna e la scalinata di Trinità dei Monti — dieci minuti a piedi.
- I caffè storici della piazza — il Rosati e il Canova, uno di fronte all'altro, storicamente rivali e ritrovo di scrittori, registi e pittori nel Novecento. Sono ancora in attività, con i prezzi che ci si aspetta da un tavolino con quella vista.
Prosegui verso la Galleria Borghese
Se i due Caravaggio della Cappella Cerasi ti hanno lasciato il desiderio di vederne altri, la collezione più ricca è a venti minuti a piedi da qui, in cima al Pincio. La Galleria Borghese richiede però la prenotazione: l'accesso è a turni contingentati e i posti si esauriscono con settimane di anticipo. Per tariffe, turni e canali ufficiali vedi la nostra guida ai biglietti della Galleria Borghese.
Biglietto + audioguida o visita guidata (opzione)
Stesso ingresso nel turno prenotato, con possibilità di aggiungere — al momento della prenotazione — un'audioguida o una visita guidata. È l'opzione più flessibile se arrivi a piedi dalla piazza e non sai ancora quanto tempo vorrai dedicare al museo. Valutato 4,5 su oltre 3.500 recensioni.
Domande frequenti
Le risposte alle domande più ricorrenti su Piazza del Popolo, la basilica e i suoi Caravaggio.
Dove si trova Piazza del Popolo?
All'estremità nord del centro storico di Roma, ai piedi della collina del Pincio, appena dentro l'antica Porta Flaminia. La fermata di metropolitana più vicina è Flaminio, sulla linea A, a circa tre minuti a piedi.
Ci sono davvero dei Caravaggio a Piazza del Popolo?
Sì. Nella basilica di Santa Maria del Popolo, che si affaccia sulla piazza, la Cappella Cerasi conserva due capolavori di Caravaggio: la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro, dipinti tra il 1600 e il 1601.
Si paga per vedere i Caravaggio di Santa Maria del Popolo?
No, l'ingresso alla basilica è gratuito. Conviene però portare qualche moneta: l'illuminazione della cappella si attiva a pagamento, e senza luce i dipinti si vedono male.
Quali sono gli orari della basilica?
La chiesa segue la tradizionale chiusura di mezzogiorno delle chiese romane, con apertura al mattino e nel tardo pomeriggio e orari ridotti la domenica; le visite si sospendono durante le funzioni. Meglio verificare gli orari aggiornati prima di andare.
Perché le due chiese della piazza sembrano identiche?
Perché sono state progettate per sembrarlo. I due lotti avevano larghezze diverse, così gli architetti hanno differenziato la geometria delle cupole — una ellittica, l'altra circolare — ottenendo dalla piazza un effetto di perfetta simmetria.
Quanto è antico l'obelisco?
Risale al XIII secolo a.C., inciso per i faraoni Seti I e Ramesse II. È il più antico obelisco egizio di Roma: fu portato in città da Augusto e collocato nella piazza nel 1589.
Come si arriva da Piazza del Popolo a Villa Borghese?
Salendo le rampe del Valadier sul lato orientale della piazza: circa dieci minuti a piedi fino alla Terrazza del Pincio, da cui si entra nei viali del parco di Villa Borghese. Fino alla Galleria Borghese servono in tutto quindici-venti minuti.
Piazza del Popolo e Villa Borghese sono la stessa cosa?
No. Piazza del Popolo è una piazza pubblica ai piedi del Pincio; Villa Borghese è il grande parco che si estende sopra, e la Galleria Borghese è il museo che si trova al suo interno.
Quanto tempo serve per visitare la piazza?
Mezz'ora per la piazza, un'ora abbondante aggiungendo la basilica, due ore se si sale anche al Pincio per il panorama.
Qual è il momento migliore per visitarla?
La mattina presto per trovarla tranquilla, il tramonto per la vista dall'alto: dalla Terrazza del Pincio la piazza si vede per intero, con la cupola di San Pietro sullo sfondo.

