La Galleria Borghese si visita solo su prenotazione, in turni di 2 ore. Al piano terra si concentrano le sculture — i quattro capolavori di Bernini, la Paolina di Canova e, unica eccezione pittorica, i sei Caravaggio; al primo piano c'è la Pinacoteca, con Raffaello, Tiziano e Correggio. Se hai poco tempo, punta su una decina di opere: Apollo e Dafne, David, Ratto di Proserpina ed Enea e Anchise di Bernini; la Paolina di Canova; i sei Caravaggio; la Deposizione e la Dama con liocorno di Raffaello; l'Amor sacro e Amor profano di Tiziano; la Danae di Correggio. L'opera più famosa è Apollo e Dafne di Bernini, nella Sala III. Disponi circa 50-60 minuti per il piano terra e altrettanti per la Pinacoteca.
Come funziona la visita (e perché serve un metodo)
La Galleria Borghese non è un museo come gli altri. L'accesso è regolamentato in turni di visita di due ore, con prenotazione obbligatoria per tutte le tipologie di biglietto, incluso quello gratuito; ciascun turno accoglie fino a un massimo di 180 persone. Al termine del turno l'uscita è obbligatoria. Questo vincolo — legato alla conformazione dell'edificio storico — rende indispensabile arrivare con un piano preciso di cosa vedere.
Il museo si sviluppa su 20 sale affrescate che, insieme al portico e al Salone d'ingresso, costituiscono gli ambienti aperti al pubblico. La collezione, avviata dal cardinale Scipione Borghese all'inizio del Seicento, copre l'arte dal XV al XIX secolo: sculture antiche, mosaici e soprattutto i capolavori di Bernini, Caravaggio, Raffaello, Tiziano, Correggio e Canova. Oltre 260 dipinti sono conservati nei Depositi, visitabili a parte su prenotazione.
Lo schema è semplice: il piano terra è dedicato alla scultura — con la sorprendente eccezione dei sei Caravaggio, che chiudono il percorso del pianoterra nella Sala VIII — mentre il primo piano ospita la pittura, la Pinacoteca. Il consiglio è di iniziare dal piano terra, seguendo l'ordine delle sale, e salire poi alla Pinacoteca. Dedica indicativamente 50-60 minuti a ciascun piano, tenendoti un margine finale.
Altre esperienze a Roma da non perdere
Due ore alla Galleria Borghese lasciano il resto della giornata libero, e il museo è circondato da tutto il resto: il parco di Villa Borghese con il laghetto e il Tempio di Asclepio, la Terrazza del Pincio affacciata su Piazza del Popolo, e a poca distanza la Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo con altri due Caravaggio. Chi vuole continuare sul filo del Barocco prosegue con un itinerario su Bernini a Roma — Piazza Navona, il Quirinale, San Pietro — oppure con il Museo Nazionale Romano e la Galleria Doria Pamphilj.
Piano terra: le sculture
Salone d'ingresso (Salone di Mariano Rossi)
Appena varcata la soglia, alza lo sguardo: la volta è dominata dall'enorme affresco di Mariano Rossi, eseguito fra il 1775 e il 1779, che celebra la gloria della civiltà romana con al centro Romolo accolto nell'Olimpo da Giove per propiziare la vittoria di Furio Camillo contro Brenno, re dei Galli. È un trionfo di prospettiva e sfondati illusionistici.
Sul pavimento è incastonato il Mosaico dei gladiatori, databile al 320-330 d.C. circa e rinvenuto nel 1834 nella tenuta borghesiana di Torrenova, sulla Via Casilina: raffigura scene di combattimenti con i nomi dei gladiatori e il segno «Ø» che indica i caduti. Sulla parete di fronte all'ingresso spicca il rilievo con Marco Curzio a cavallo, composto da un cavallo antico (II secolo d.C.) e da un cavaliere realizzato da Pietro Bernini, padre di Gian Lorenzo, nel 1618. Nelle nicchie in alto, i busti dei Dodici Cesari di Giovan Battista della Porta; a terra, il colossale Satiro all'attacco (120-140 d.C.) che ispirò a Gian Lorenzo Bernini il suo David.
Sala I — Sala della Paolina
Qui si trova uno dei simboli del museo: la Paolina Borghese Bonaparte come Venere Vincitrice di Antonio Canova (1805-1808). Paolina, sorella di Napoleone e moglie di Camillo Borghese, è ritratta seminuda, semidistesa su un triclinio, con il pomo della vittoria in mano — quello che Paride assegnò a Venere come la più bella tra le dee. La scultura, capolavoro del Neoclassicismo, all'origine poggiava su un meccanismo che consentiva di ruotare l'opera per ammirarla da ogni angolazione. La volta reca le Storie di Venere e di Enea di Domenico de Angelis (1779). Alla statua e alla sua storia abbiamo dedicato una guida a parte.
Sala II — Sala del Sole (Sala del David)
Al centro troneggia il David di Gian Lorenzo Bernini (1623-1624), unica opera di soggetto biblico fra quelle scolpite per Scipione Borghese. Bernini coglie l'eroe nell'istante di massima tensione, un attimo prima di scagliare la pietra contro Golia: il corpo è avvitato in torsione, il volto concentrato — secondo le fonti, un autoritratto del giovane artista. A terra la corazza donata da Saul e la cetra che termina con una testa d'aquila, simbolo araldico dei Borghese. La sala prende il nome dall'affresco della volta, la Caduta di Fetonte di Francesco Caccianiga.
Sala III — Sala di Apollo e Dafne
Il capolavoro assoluto della Galleria e l'opera più celebre di tutto il museo: Apollo e Dafne di Bernini. Il cardinale acquistò il blocco di marmo di Carrara il 2 agosto 1622 e saldò l'artista, con un pagamento complessivo di 1.000 scudi, il 24 novembre 1625: Bernini aveva ventiquattro anni. Il gruppo cattura il momento esatto in cui la ninfa Dafne, inseguita da Apollo, si trasforma in alloro per sfuggirgli: le dita diventano rami, i capelli foglie, i piedi radici. Il marmo sembra trasformarsi sotto gli occhi.
«Il Cavalier Bernini, quel famosissimo scultore che ha fatto la statua del Papa e la Dafne […] ch'è il Michelangelo del nostro secolo […] è un uomo da far impazzire le genti.»
Fulvio Testi, poeta e diplomatico, contemporaneo di Bernini
Sul basamento corre un distico morale composto dal cardinale Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII. La sala ospita anche opere di Dosso Dossi. Il percorso completo delle opere berniniane è nella nostra guida a Bernini alla Galleria Borghese.
Sala IV — Salone degli Imperatori
La sala più sontuosa del piano terra, decorata con stucchi, marmi e affreschi, deve il nome ai busti di imperatori romani in porfido e alabastro disposti lungo le pareti. Al centro il Ratto di Proserpina di Bernini (1621-1622): Plutone che rapisce Proserpina, con il celebre dettaglio delle dita del dio che affondano nella carne della coscia della fanciulla, come se il marmo fosse morbido. Nelle nicchie, statue antiche come l'Artemis Borghese; presenti anche il Nettuno con delfino bronzeo di Bernini e una versione del Toro Farnese di Antonio Susini.
Sala V — Sala dell'Ermafrodito
Al centro l'Ermafrodito dormiente, copia romana da originale greco: un corpo adagiato di schiena che rivela la propria natura ambigua solo girandovi attorno — un tema molto amato dal gusto barocco. Sul pavimento un mosaico romano del II secolo con scene di pesca. L'Ermafrodito Borghese originale, restaurato da Bernini, fu venduto a Napoleone nel 1807 ed è oggi al Louvre.
Sala VI — Sala di Enea e Anchise
Due sculture di Bernini. Al centro Enea, Anchise e Ascanio (1619), opera giovanile realizzata a poco più di vent'anni, forse con la collaborazione del padre Pietro: raffigura la fuga da Troia in fiamme e allude alle tre età dell'uomo — il vecchio Anchise, l'adulto Enea, il bimbo Ascanio. Nella stessa sala si trova, secondo il catalogo ufficiale, anche La Verità (Verità svelata dal Tempo), scolpita da Bernini fra il 1646 e il 1652 in un momento difficile della sua carriera: una fanciulla nuda e sorridente che regge il disco solare, allegoria della verità che il tempo prima o poi rivela.
Sala VII — Sala Egizia
Decorazione a tema egittizzante, con antichità e sculture come un Satiro sul delfino di epoca romana: la sala riflette l'interesse settecentesco per l'Egitto e fa da cerniera verso la sala di Caravaggio.
Sala VIII — Sala del Sileno (Sala di Caravaggio)
La sala che da sola vale il viaggio: sei tele di Caravaggio, la più grande concentrazione al mondo, che ripercorrono l'intera carriera dell'artista. Sono:
- Fanciullo con canestra di frutta (1593-95 ca.), dagli anni giovanili romani;
- Autoritratto in veste di Bacco, il cosiddetto Bacchino malato (1593-94 ca.), autoritratto dal pallore malaticcio;
- San Girolamo (1605-06 ca.), il santo raffigurato come uomo di studi;
- Madonna dei Palafrenieri (1605-06), la pala «scandalosa» rifiutata dalla committenza di San Pietro;
- San Giovanni Battista (1609-10 ca.);
- Davide con la testa di Golia (1609-10 ca.), dove nel volto mozzato del gigante Caravaggio dipinse il proprio autoritratto.
Le sei tele, una per una, sono raccontate nella nostra guida ai Caravaggio della Galleria Borghese.
Visita guidata in piccolo gruppo con ingresso salta-fila
Dura esattamente quanto il turno, due ore, e questo è il punto: la guida sceglie per te cosa saltare, che è la decisione più difficile in un museo dove il tempo scade. Uno storico dell'arte autorizzato, in piccolo gruppo. Valutata 4,7 su oltre 2.700 recensioni.
Primo piano: la Pinacoteca
Si sale al primo piano — raggiungibile anche in ascensore — per la quadreria, dove sono raccolti i dipinti dal Quattrocento al Seicento.
Sala IX — Sala di Didone
La sala di Raffaello. Qui campeggia la Deposizione (Pala Baglioni) del 1507, commissionata da Atalanta Baglioni per una chiesa di Perugia e fatta trafugare a Roma da Scipione Borghese: un capolavoro dell'equilibrio compositivo raffaellesco. Sempre di Raffaello la Dama con liocorno (1505-1506 ca.) — un ritratto femminile a lungo trasformato in Santa Caterina da ridipinture successive e riportato allo stato originale nel restauro del 1935-36, che restituì l'unicorno simbolo di castità — e il Ritratto d'uomo. La sala raccoglie i maestri del Rinascimento umbro e toscano: la Crocifissione di Pinturicchio (1473, l'opera più antica della collezione), Perugino, Botticelli, i tondi di Fra' Bartolomeo, Andrea del Sarto.
Sala X — Sala di Ercole
Sopra il camino in porfido, la Danae di Correggio (1530-31 ca.), parte del celebre ciclo degli Amori di Giove dipinto per Federico II Gonzaga e acquistata dal principe Camillo Borghese a Parigi nel 1827. Nella stessa sala l'inconfondibile Venere e Amore che reca il favo di miele di Lucas Cranach il Vecchio (1531), dall'atmosfera nordica e algida, e opere di manieristi italiani come il Ritratto d'uomo del Parmigianino.
Sala XIV — Loggia di Lanfranco
Una piccola galleria che raccoglie diversi Bernini: le due versioni del busto del cardinale Scipione Borghese (1632) — la seconda scolpita in fretta dopo che una crepa aveva rovinato la prima — il busto di papa Paolo V, la giovanile Capra Amaltea e il bozzetto in terracotta per il monumento equestre di Luigi XIV.
Nota bene: i due celebri autoritratti dipinti di Bernini, giovanile e maturo, normalmente esposti al museo, sono stati eccezionalmente concessi in prestito alla mostra itinerante «Tesori nascosti della Galleria Borghese» (Lecce, dal 24 luglio 2026, poi Cosenza) e potrebbero non essere visibili in sede fino al gennaio 2027.
Sala XV — Sala dell'Aurora
Ospita l'Ultima Cena di Jacopo Bassano (1546) e opere di Dosso Dossi e Savoldo.
Sala XVIII — Sala di Giove e Antiope
Due importanti opere di Pieter Paul Rubens: il Compianto sul Cristo morto e Susanna e i vecchioni, testimonianza del dialogo del fiammingo con l'arte italiana.
Sala XIX — Sala di Elena e Paride
La Caccia di Diana di Domenichino (1616-1617), sottratta con la forza al pittore da Scipione Borghese, che lo fece pure imprigionare per averla: Diana e le sue ninfe in una gara con l'arco ispirata all'Eneide. Nella stessa sala la Sibilla dello stesso Domenichino, il Giove e Giunone di Annibale Carracci e opere di Lanfranco.
Sala XX — Sala di Psiche
L'ultima grande sala, dedicata ai maestri veneti del Quattro e Cinquecento. Qui si trova l'Amor sacro e Amor profano di Tiziano (1514 ca.), meditazione sul dualismo fra amore terreno e amore divino, e la Venere che benda Amore (1560-1565 ca.). Da non perdere il piccolo, intensissimo Ritratto d'uomo di Antonello da Messina (1475 ca.), la Madonna col Bambino di Giovanni Bellini, e opere di Giorgione, Veronese e Lorenzo Lotto.
Cosa vedere in 2 ore: la shortlist dei must-see
Se hai davvero poco tempo, questi sono i lavori da non perdere assolutamente, nell'ordine del percorso.
- Paolina Borghese come Venere — Canova (Sala I)
- David — Bernini (Sala II)
- Apollo e Dafne — Bernini (Sala III) — l'opera più famosa
- Ratto di Proserpina — Bernini (Sala IV)
- Ermafrodito dormiente (Sala V)
- Enea, Anchise e Ascanio e La Verità — Bernini (Sala VI)
- I sei Caravaggio, in particolare Davide con la testa di Golia e Madonna dei Palafrenieri (Sala VIII)
- Deposizione e Dama con liocorno — Raffaello (Sala IX)
- Danae — Correggio e Venere e Amore — Cranach (Sala X)
- Amor sacro e Amor profano — Tiziano (Sala XX)
Come gestire il tempo
Al piano terra fermati più a lungo nelle Sale II, III, IV e VIII — Bernini e Caravaggio — passando più rapidamente sulle antichità. Sali alla Pinacoteca dopo circa un'ora e concentrati su Sale IX, X e XX. E gira intorno alle sculture di Bernini: sono concepite per essere viste da più punti di vista, e guardarle da un solo lato significa vedere metà dell'opera.
Biglietto salta-fila con audioguida
La formula giusta per chi vuole seguire la shortlist qui sopra con i propri tempi, fermandosi dieci minuti davanti ad Apollo e Dafne se ne ha voglia. Ingresso nel turno prenotato e audioguida inclusa. Valutato 4,6 su oltre 2.700 recensioni.
Consigli pratici
- Prenotazione obbligatoria per tutti, anche per l'ingresso gratuito. La visita dura due ore e ogni turno accoglie fino a 180 persone. Le regole della prima domenica gratuita sono ancora più stringenti.
- Orari: da martedì a domenica, dalle 9.00 alle 19.00; chiuso il lunedì. Ultimo ingresso alle 17.45.
- Biglietti: la tariffa base 2026 è di 16,00 € più 2,00 € di diritti di prenotazione, 18,00 € in totale; il turno serale ridotto costa 11,00 € + 2,00 €. Verifica sempre le tariffe aggiornate sul sito ufficiale, perché il prezzo può aumentare in occasione delle mostre temporanee — l'eventuale differenza si paga in contanti al ritiro. Il quadro completo è nella guida ai biglietti.
- Zaini e borse grandi non sono ammessi: sono consentite solo borse piccole, massimo 21×15 cm. All'ingresso è disponibile un guardaroba.
- Attenzione ai rivenditori non ufficiali: acquista solo tramite i canali ufficiali del museo.
- Verifica prima di partire: allestimenti, attribuzioni e collocazioni possono cambiare per restauri, mostre temporanee o prestiti. I 180 posti per turno si esauriscono frequentemente con settimane o mesi di anticipo, specialmente nei weekend e durante le mostre.
Per approfondire i singoli artisti trovi le nostre guide dedicate a Bernini, Caravaggio e Canova, la guida completa al museo e la guida ai biglietti e agli orari.
Le collocazioni qui indicate seguono il catalogo ufficiale del museo (collezionegalleriaborghese.it): Ratto di Proserpina in Sala IV (Salone degli Imperatori); Enea, Anchise e Ascanio e La Verità in Sala VI; i due busti di Scipione Borghese e il busto di Paolo V in Sala XIV (Loggia di Lanfranco). Molte guide secondarie collocano La Verità nel Salone d'ingresso: il dato ufficiale corrente è la Sala VI, ma gli allestimenti possono variare e conviene verificare in loco. Alcune datazioni oscillano fra le fonti: l'Amor sacro e Amor profano di Tiziano è datato «1514» nella maggior parte delle guide e «1515-1516» nel catalogo digitale ufficiale; la Danae di Correggio «1530» o «1531»; la Dama con liocorno «1505-1506». Sono variazioni fisiologiche, qui armonizzate sul catalogo ufficiale. Sul numero delle sale, le fonti ufficiali indicano 20 sale più portico e Salone, mentre alcune fonti turistiche parlano di «22 rooms»: qui si usa il dato ufficiale. Sulla capienza, il sito cultura.gov.it indica 180 persone per turno; alcune pagine più datate riportano 360. Verifica infine eventuali chiusure di sala per diagnostica o restauro e le mostre in corso, che sono integrate nel percorso e possono incidere sul prezzo del biglietto.
Domande frequenti
Quante opere ci sono alla Galleria Borghese?
La collezione esposta è distribuita in 20 sale affrescate, più il portico e il Salone d'ingresso; comprende sculture, mosaici e dipinti dal XV al XIX secolo. Oltre 260 dipinti si trovano inoltre nei Depositi, visitabili a parte su prenotazione.
Quanto tempo serve per visitare la Galleria Borghese?
La visita è organizzata in turni di due ore, tempo sufficiente per vedere con calma i capolavori principali. In genere si dedicano circa 50-60 minuti al piano terra e altrettanti alla Pinacoteca al primo piano.
Qual è l'opera più famosa della Galleria Borghese?
L'Apollo e Dafne di Gian Lorenzo Bernini, nella Sala III, è considerata l'opera più celebre, insieme al Ratto di Proserpina e al David dello stesso Bernini, alla Paolina di Canova e ai sei Caravaggio.
Serve la prenotazione per la Galleria Borghese?
Sì, è obbligatoria per tutti, anche per il biglietto gratuito. Ogni turno di visita accoglie un massimo di 180 persone e dura due ore, al termine delle quali l'uscita è obbligatoria.
Dove sono le sculture e dove sono i dipinti?
Il piano terra è dedicato alla scultura — i quattro capolavori di Bernini e la Paolina di Canova — con l'unica eccezione pittorica dei sei Caravaggio, che chiudono il percorso nella Sala VIII. Il primo piano ospita la Pinacoteca, con Raffaello, Tiziano, Correggio, Rubens e Domenichino.
In quale sala si trova Apollo e Dafne?
Nella Sala III, che dall'opera prende il nome. Il cardinale Scipione Borghese acquistò il blocco di marmo di Carrara il 2 agosto 1622 e saldò Bernini, con un pagamento complessivo di 1.000 scudi, il 24 novembre 1625: l'artista aveva ventiquattro anni.
Quanti Caravaggio ci sono alla Galleria Borghese?
Sei tele, la più grande concentrazione al mondo, tutte nella Sala VIII: Fanciullo con canestra di frutta, Bacchino malato, San Girolamo, Madonna dei Palafrenieri, San Giovanni Battista e Davide con la testa di Golia.
Da quale piano conviene iniziare la visita?
Dal piano terra, seguendo l'ordine delle sale, e salendo poi alla Pinacoteca (raggiungibile anche in ascensore). Al piano terra conviene fermarsi più a lungo nelle Sale II, III, IV e VIII — Bernini e Caravaggio — passando più rapidamente sulle antichità.
Le opere sono sempre tutte esposte?
No. Allestimenti, attribuzioni e collocazioni possono cambiare per restauri, mostre temporanee o prestiti. I due autoritratti dipinti di Bernini, per esempio, sono stati concessi in prestito alla mostra itinerante «Tesori nascosti della Galleria Borghese» (Lecce dal 24 luglio 2026, poi Cosenza) e potrebbero non essere visibili in sede fino al gennaio 2027.
Quanto costa il biglietto e quali sono gli orari?
La tariffa base 2026 è di 16,00 € più 2,00 € di diritti di prenotazione, per un totale di 18,00 €; il turno serale ridotto costa 11,00 € + 2,00 €. Il museo è aperto da martedì a domenica dalle 9.00 alle 19.00, chiuso il lunedì, con ultimo ingresso alle 17.45.


